Settembre in Val d’Orcia

La vendemmia al podere, e dove va a finire la nostra uva

Oggi abbiamo vendemmiato. Il rimorchio è partito pieno verso la cantina qui accanto, ed è il momento dell’anno in cui questa valle smette di essere una cartolina e torna a essere quello che è: un posto dove si lavora.

Chi arriva in Val d’Orcia a settembre trova un paesaggio diverso da quello delle foto d’estate. I campi di grano sono già stati mietuti da mesi, le colline sono tornate marroni, e nei filari si muovono i trattori. È la settimana della vendemmia, e dura poco: si decide di giorno in giorno guardando l’uva e il meteo, poi si parte e in pochi giorni è finita.

Il confine

Siamo nel comune di Montalcino, ma non facciamo Brunello

È una cosa che confonde spesso chi ci scrive. Il nostro podere si trova a San Giovanni d’Asso, che dal 2017 è frazione del comune di Montalcino: sulla carta siamo nello stesso comune del vino più famoso di Toscana. Ma la denominazione del Brunello ha un suo disciplinare e un suo territorio preciso, e non coincide con i confini comunali.

Qui siamo dall’altra parte, dove Montalcino sfuma nelle Crete Senesi: argille, calanchi, querce isolate. È il paesaggio del tartufo e dei grani antichi più che quello del vino da collezione — e va benissimo così. Le viti ci sono, come ci sono in quasi ogni podere di questa zona, ma sono una parte dell’azienda accanto all’orto, all’uliveto, ai campi di farro e agli animali.

Come funziona

Un’azienda piccola non si fa la cantina

Fare vino non è come fare olio. Servono vasche, controllo delle temperature, un enologo che segua la fermentazione giorno per giorno, spazio per l’affinamento, bottiglie, etichette, burocrazia. Per un’azienda della nostra dimensione, che ha già l’orto, i grani, gli animali, le attività con le scuole e gli ospiti da accogliere, aprire un reparto vino significherebbe farlo male.

La vendemmia resta comunque una giornata nostra, e di quelle in cui nei filari c’è tutta la famiglia. Poi facciamo quello che in campagna si è sempre fatto: l’uva la portiamo a chi il vino lo sa fare. Nel nostro caso è Atrivm, azienda agricola di Podere Camera, a pochi chilometri da noi, sempre nel comune di Montalcino. È una realtà familiare come la nostra, con la differenza che loro la cantina ce l’hanno e la vinificazione la seguono dall’inizio alla fine.

Da lì in poi l’uva non è più nostra: diventa vino loro, con la loro etichetta. Non troverete un vino Biofattoria L’Upupa, perché non esiste — e preferiamo dirlo chiaramente piuttosto che lasciarlo intendere. Quello che c’è, e che ci fa piacere raccontare, è che una parte di quello che si beve da queste parti nasce anche nei nostri filari.

Se venite adesso

Settembre e ottobre sono i mesi in cui si vede tutto

C’è un motivo per cui consigliamo l’autunno a chi ci chiede quando venire. In estate la campagna è ferma e fa caldo; da metà settembre in poi succede una cosa dopo l’altra: prima la vendemmia, poi la stagione del tartufo bianco a San Giovanni d’Asso, e a novembre la raccolta delle olive e la frangitura — con l’olio nuovo, che è un’altra cosa rispetto a quello di sei mesi dopo.

È anche il periodo in cui il ristoro riapre a pranzo nel fine settimana e le visite in fattoria tornano comode, senza il sole addosso. Le strade bianche sono asciutte e girano i ciclisti, la luce è bassa già dal pomeriggio e i borghi della valle — Montalcino, Pienza, Bagno Vignoni — si visitano senza code.

Se passate in queste settimane e volete vedere una cantina vera, chiedeteci: qui intorno ce ne sono diverse che aprono le porte per una degustazione, e sono a pochi minuti di strada. Da noi si dorme nell’appartamento del casale o nelle camere e si cena su prenotazione, con quello che danno i campi in questo momento dell’anno.

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