A piedi

La Via Francigena in Val d’Orcia: le tappe tra San Quirico e Buonconvento

Il tratto senese della Via Francigena è, per molti camminatori, il più bello dell’intero percorso italiano: si cammina dentro il paesaggio UNESCO, su strade bianche e sentieri di crinale, passando da un borgo medievale all’altro.

È anche un tratto che si può fare in pochi giorni, senza affrontare tutto il cammino da Canterbury a Roma: chi ha una settimana di ferie arriva spesso in questa zona proprio per questo. Ecco come è fatto, tappa per tappa, la parte che ci passa accanto.

Le tappe

Da Siena verso il sud della valle

Siena → Ponte d’Arbia. Si esce dalla città e si entra subito nelle Crete: colline di argilla, poca ombra, silenzio. È una tappa lunga e piuttosto esposta al sole, da affrontare presto la mattina nei mesi caldi.

Ponte d’Arbia → San Quirico d’Orcia. Si passa da Buonconvento, uno dei borghi murati meglio conservati della zona, e si prosegue verso Torrenieri per poi salire a San Quirico. Questa è la tappa che attraversa la campagna a pochi chilometri da noi.

San Quirico d’Orcia → Radicofani. Si scende a Bagno Vignoni con la sua vasca termale, si costeggia l’Orcia e si comincia a salire verso la rocca di Radicofani, che si vede da mezza valle. È la tappa più dura del tratto, e la più spettacolare.

Le distanze reali dipendono dalle varianti scelte e i tempi cambiano molto con il caldo: in luglio e agosto, su questi crinali senza alberi, il passo rallenta parecchio. La segnaletica ufficiale è buona, ma vale la pena scaricare la traccia GPS prima di partire, soprattutto per i tratti dove il percorso si stacca dalla strada bianca principale.

Quando

Il periodo giusto per camminare

Le stagioni buone sono aprile-giugno e settembre-ottobre. In primavera la campagna è verde e le giornate si allungano; in autunno le temperature sono perfette e il paesaggio è quello della vendemmia e delle arature.

Luglio e agosto sono duri: qui non c’è ombra per chilometri e l’argilla riflette il calore. Chi cammina d’estate parte all’alba e arriva a destinazione prima delle due del pomeriggio. L’inverno è praticabile, ma dopo le piogge l’argilla delle Crete diventa un impasto che si attacca agli scarponi e triplica la fatica — il famoso “mal di crete” dei pellegrini.

Cosa serve davvero

Tre cose che i camminatori scoprono qui

L’acqua. Tra un borgo e l’altro le fontane sono poche e non tutte potabili. Due litri a testa nei mesi caldi non sono esagerati.

Le scarpe. Su strada bianca e argilla i sandali da trekking soffrono. Serve una suola che tenga sul fango secco e scivoloso, che qui è la superficie più comune.

La prenotazione. I posti letto lungo il percorso sono limitati e nei mesi di punta si riempiono. In questa zona non ci si presenta la sera sperando di trovare un letto: si telefona prima.

Una tappa fuori dal percorso

Dormire in un podere invece che in paese

Il nostro podere si trova nella campagna tra Buonconvento, San Giovanni d’Asso e Montalcino, dentro lo stesso paesaggio che la Francigena attraversa. Non siamo sul tracciato ufficiale: siamo poco fuori, e per alcuni camminatori è il motivo per fermarsi qui — un giorno di pausa in mezzo alla campagna vera, invece di un’altra notte in un centro storico.

Chi arriva a piedi o in bicicletta di solito cerca tre cose: un letto, una cena vera e la possibilità di lavare qualcosa. La cena si fa su prenotazione — lunedì, mercoledì, venerdì e sabato — e l’appartamento ha la cucina attrezzata per chi preferisce arrangiarsi. D’estate c’è la piscina, che dopo venticinque chilometri sotto il sole delle Crete vale più di qualsiasi spa.

Per capire se la deviazione ha senso rispetto alla vostra tappa, scriveteci dove siete diretti: da qui il rientro sul percorso principale è breve, ma la strada giusta dipende da dove state andando.

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