Il territorio

Cosa vedere in Val d’Orcia: tre giorni senza correre

La Val d’Orcia è patrimonio UNESCO dal 2004, e lo è per un motivo curioso: non per un monumento, ma per il paesaggio stesso — un pezzo di campagna disegnato dall’uomo nei secoli fino a diventare l’immagine che il mondo intero ha della Toscana.

Il rischio, per chi arriva, è di trattarla come una lista: Pienza, Bagno Vignoni, Montalcino, foto ai cipressi, via. Sono tutti posti che stanno nel raggio di mezz’ora, quindi in una giornata ci stanno — ma si torna a casa con le fotografie e senza aver capito niente. Questo è un itinerario di tre giorni pensato al contrario: poche cose al giorno, con il tempo di fermarsi.

Giorno 1

Montalcino e il Brunello

Montalcino sta su un poggio a 560 metri e si vede da lontano, con la Fortezza trecentesca che chiude il paese a sud. Dentro le mura si gira a piedi in un’ora; il resto della giornata è per le cantine, che sono la vera ragione per cui il nome di questo paese è conosciuto ovunque.

Due consigli pratici. Il primo: le visite in cantina si prenotano, anche quelle delle aziende grandi, e le migliori sono le piccole, dove vi accoglie chi il vino lo fa. Il secondo: il Rosso di Montalcino è lo stesso vitigno del Brunello con un affinamento più corto e costa molto meno — se dovete portarvi a casa qualcosa da bere quest’anno e non fra dieci, è quello.

A sud del paese, giù nella valle, c’è l’abbazia di Sant’Antimo: romanica, in pietra chiara, in mezzo agli ulivi. È il posto dove il silenzio funziona meglio di qualsiasi guida.

Giorno 2

Pienza, San Quirico, Bagno Vignoni

Pienza è un esperimento urbanistico riuscito: papa Pio II fece ricostruire il paese dove era nato come “città ideale” del Rinascimento, e il centro è rimasto quello. Si visita in mezza mattinata. La seconda ragione per venirci è il pecorino di Pienza, che va assaggiato nelle sue tre età — fresco, semistagionato, stagionato — possibilmente nello stesso negozio e nello stesso momento, per capire la differenza.

San Quirico d’Orcia ha la Collegiata con i portali scolpiti e gli Horti Leonini, un giardino all’italiana del Cinquecento aperto e gratuito. Fuori dal paese, sulla strada, ci sono i cipressi più fotografati d’Italia: quelli in cerchio e quelli in fila lungo la stradina bianca.

Bagno Vignoni è diverso da tutti gli altri borghi della valle: al posto della piazza c’è una vasca d’acqua termale, fumante, circondata dalle case. L’acqua sgorga a oltre 40 gradi ed è la stessa che frequentavano Santa Caterina e Lorenzo il Magnifico. Nella vasca grande non si fa il bagno — ma sotto il paese ci sono le vasche libere del Parco dei Mulini, e intorno gli stabilimenti termali.

Giorno 3

Le Crete Senesi, la parte che quasi nessuno vede

A nord della Val d’Orcia il paesaggio cambia di colpo: finiscono i vigneti e cominciano le Crete Senesi, colline di argilla grigia e nuda, con i calanchi e le biancane — quelle cupole chiare erose dall’acqua che sembrano un altro pianeta. In estate sono gialle di grano, in autunno marroni di terra arata, in primavera verdi. È il paesaggio in cui ci troviamo noi.

Qui ci sono San Giovanni d’Asso, con il suo castello e il museo dedicato al tartufo bianco; Asciano, con il museo d’arte sacra; e l’abbazia di Monte Oliveto Maggiore, con il grande chiostro affrescato da Luca Signorelli e dal Sodoma — probabilmente il posto più sottovalutato di tutta la provincia.

Il modo migliore di attraversare le Crete è per le strade bianche: sterrate bianchissime che tagliano le colline, quelle dell’Eroica e del gravel. Con la macchina si va piano, ma la vista vale il passo.

Quando venire

La stagione cambia tutto

Primavera (aprile–giugno). Il verde è pieno, le giornate sono lunghe, ci sono meno persone di luglio. Per molti è il periodo migliore in assoluto.

Estate. Il grano maturo dà alla valle il colore da cartolina, ma nelle ore centrali il caldo morde: si esce presto la mattina e si riesce nel tardo pomeriggio. Nel mezzo, la piscina non è un lusso ma una strategia.

Autunno. Vendemmia, olive, funghi e poi il tartufo bianco. È la stagione in cui la campagna lavora davvero, ed è anche la più bella da fotografare, con le nebbie basse la mattina.

Inverno. Pochissima gente, prezzi bassi, borghi silenziosi e camini accesi. Alcune cose chiudono, ma la valle sotto il cielo grigio ha una faccia che in agosto non vedrete mai.

Da dove partire

Stare al centro della valle

Un dettaglio che fa la differenza: qui le distanze sono corte ma le strade sono lente. Dormire in un punto centrale significa girare tutta la valle senza mai fare più di mezz’ora di macchina. Podere Olivello è a 6 km da San Giovanni d’Asso, 11 da Montalcino, 18 da San Quirico, 20 da Pienza — e tutto il resto sta dentro quel cerchio.

Da noi si dorme in un appartamento indipendente o in camera, si mangia quello che cresce nei campi qui intorno e, per chi viaggia con i bambini, ci sono gli asini e tutti gli altri animali della fattoria.

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