Le strade bianche sono sterrate di ghiaia chiara che tagliano le colline tra Siena, Montalcino e la Val d’Orcia. Sono diventate famose grazie all’Eroica, la ciclostorica che dal 1997 parte da Gaiole in Chianti, e oggi portano qui migliaia di ciclisti all’anno — con la bici d’epoca, col gravel, o con la mountain bike.
Se pedalate e state pensando a questa zona, ecco cosa aspettarvi davvero: come sono le strade, quando ha senso venire, e il problema di cui nessuno parla — mangiare a metà giro.
Le strade bianche non sono tutte uguali. Alcune sono compatte e scorrevoli, quasi asfalto; altre hanno ghiaia grossa e mobile, soprattutto in discesa e dopo il passaggio dei mezzi agricoli. Le Crete Senesi aggiungono l’argilla: quando è asciutta tiene bene, quando piove diventa una poltiglia che si impasta nei freni e nel cambio.
Le gomme fanno la differenza. Chi arriva con un 25 mm da strada soffre parecchio. Un 32-40 mm da gravel, con pressioni basse, cambia completamente la giornata.
Il dislivello inganna. Non ci sono valichi, ma non c’è nemmeno un chilometro di pianura: è un continuo saliscendi di strappi brevi e ripidi, e alla fine della giornata il totale è molto più alto di quanto sembrasse sulla mappa.
Non c’è ombra. Queste colline sono nude. Da giugno ad agosto, nelle ore centrali, si pedala sotto il sole pieno con l’argilla che rimanda il calore da sotto.
Le due finestre buone sono la primavera e l’autunno: temperature giuste, fondo asciutto, luce bassa che rende il paesaggio quello delle fotografie. In autunno c’è anche il traffico di ciclisti legato alle grandi manifestazioni — le date cambiano ogni anno, quindi conviene verificarle sul sito degli organizzatori, e se capitate in quei giorni sappiate che ogni posto letto nel raggio di trenta chilometri è prenotato da mesi.
In inverno si pedala benissimo nelle giornate asciutte, ma dopo la pioggia le Crete diventano impraticabili per giorni: l’argilla non drena.
Questa è la cosa che i ciclisti scoprono al secondo giorno: qui non c’è un bar ogni dieci chilometri. Si attraversano colline bellissime e completamente vuote, e tra un borgo e l’altro possono passare venti chilometri senza niente — nessuna fontana, nessun negozio. I paesi piccoli, poi, hanno orari da paese piccolo: il bar chiude nel pomeriggio, e la domenica a volte non apre.
Le due regole che funzionano: partire con più acqua e più cibo di quello che pensate, e organizzare la sosta principale in anticipo, invece di sperare di trovare qualcosa aperto quando avete fame.
Il nostro podere è a Podere Olivello, nella campagna tra San Giovanni d’Asso, Buonconvento e Montalcino: esattamente il quadrante che i giri su strada bianca attraversano. Chi passa di qui trova acqua, un posto all’ombra e, se lo dice prima, un piatto vero.
Vale la pena essere chiari su come funziona: il ristorante lavora su prenotazione, non è un bar di passaggio. Se siete un gruppo e volete fermarvi a pranzo, una telefonata il giorno prima basta a trovare la tavola apparecchiata invece della porta chiusa. Si mangia quello che c’è nei campi: pasta tirata a mano, zuppe di farro e legumi, verdure dell’orto, olio nostro. Il sabato sera c’è la pizza al forno a legna.
Per chi si ferma a dormire, l’appartamento e le camere hanno lo spazio per mettere le bici al coperto, e d’estate c’è la piscina. Non è un dettaglio da poco dopo cento chilometri di ghiaia.